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mercoledì 14 gennaio 2009

Che clima che fa

Vale la pena di copiaincollare:

 RAPPORTO

Worldwatch: è il caos climatico
Troppe emissioni, salgono i mari

Diffuso lo "State of the World" del prestigioso istituto Usa. Conferma le previsioni più pessimistiche sulla situazione ambientale del pianeta. Cresce la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera. Rischia di raffreddarsi la Corrente del Golfo. Le misure per evitare il peggio


ROMA - Undici su 12. Undici degli ultimi 12 anni rientrano nella dozzina degli anni più caldi dal 1800 ad oggi. Mentre in Italia qualche giorno di nevicate trasformava la meteorologia in politica, il Worldwatch Institute, uno dei più prestigiosi istituti di ricerca americani, stava stampando lo State of the world 2009, interamente dedicato al caos climatico e alla sua cura. Il rapporto, che viene reso noto in queste ore a Washington, fa il punto sulla situazione evidenziando le novità. 

Primo: le emissioni. L'Ipcc, la task force di scienziati Onu, è stata accusata per anni dalla lobby del petrolio di esagerare i toni dell'allarme. Ma dal primo rapporto al quarto (1990 - 2007) le sue previsioni sono risultate fin troppo caute: il cambiamento climatico ha battuto ogni stima. Anche l'ultimo dato, quello relativo al 2007, mostra la continua progressione delle emissioni serra che derivano dall'uso di combustibili fossili e dalla deforestazione. Si è passati dai 22,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica del 1990 ai 31 miliardi del 2007: più 37 per cento. A cui vanno aggiunti i 6,5 miliardi di tonnellate che derivano dalla deforestazione. Così la concentrazione di CO2 in atmosfera non cresce più al ritmo di 1,5 parti per milione per anno ma è arrivata a 2,2 parti in più per anno. 

Secondo: i mari. La perdita dei ghiacci della Groenlandia e della penisola antartica non è stata inserita nelle valutazioni dell'Ipcc perché i margini di incertezza sulla velocità del processo sono stati considerati troppo alti. Aggiungendo questo elemento, si ottiene un quadro molto più allarmante di quello fornito dagli scienziati Onu: l'aumento di livello degli oceani nell'arco del secolo in corso potrebbe superare di tre volte il tetto massimo Ipcc (0,59 metri) disegnando uno scenario in cui la risalita delle acque si misura in metri anziché in centimetri. 

Terzo: i grilletti climatici. Si chiamano tipping points e sono i punti di non ritorno, i momenti in cui il processo di cambiamento compie un salto brusco e irreversibile nella scala temporale che interessa l'umanità. Uno di questi tipping points riguarda la corrente del Golfo, il grande tapis roulant energetico che riscalda la parte nord occidentale dell'Europa. L'afflusso massiccio di acqua dolce derivante dalla perdita dei ghiacci artici potrebbe bloccare o rallentare questa corrente causando un'ondata fredda sulla Gran Bretagna e sulla Scandinavia (è il fenomeno descritto con hollywodiana esagerazione nel film "L'alba del giorno dopo"). L'acidificazione degli oceani, che minaccia molte delle forme di vita marine, costituisce un altro tipping point. 

Quarto: la cura. Per evitare che il caos climatico raggiunga il punto in cui i danni diventano seri bisognerebbe bloccare la crescita della temperatura a 1,4 gradi di aumento rispetto al livello pre industriale. 

In realtà è praticamente certo che questo obiettivo sia oggi irraggiungibile. Ma ci si potrebbe avvicinare evitando i guai peggiori. Come? La ricetta è contenuta nella seconda parte del rapporto, quella dedicata agli edifici bioclimatici, all'aumento dell'efficienza energetica, allo sviluppo delle energie rinnovabili. Nel 2007 le rinnovabili (compreso l'idroelettrico) hanno fornito il 18 per cento dell'elettricità su scala mondiale. 

Si può fare di meglio. Secondo uno studio del German Aerospace Center, nel 2030 le rinnovabili potrebbero fornire almeno il 40 per cento dell'elettricità consumata in 13 delle 20 economie più importanti del mondo. Inoltre costruendo case più intelligenti si ottengono guadagni energetici che vanno dal 50 all'80 per cento e la Gran Bretagna ha già deciso che tutte le case costruite dopo il 2016 e tutti gli edifici commerciali costruiti dopo il 2019 dovranno essere a emissioni zero. 

Obiettivi troppo radicali? I 35 metri l'anno di ritirata dei ghiacci himalayani che alimentano il Gange (il fiume da cui dipende la vita di centinaia di milioni di esseri umani rischia di trasformarsi in un torrente) e la pressione crescente dei deserti asiatici stanno convincendo India e Cina ad adottare politiche energetiche più caute. Negli Usa, già alla vigilia dell'ingresso di Obama alla Casa Bianca, 27 stati hanno adottato piani per combattere i mutamenti climatici. Nel 2006 è stata lanciata una campagna per piantare 2 miliardi di alberi in 150 paesi. 

La battaglia sull'energia pulita è in corso. Nel dicembre prossimo, alla conferenza Onu sul clima di Copenaghen, si vedrà se la specie umana deciderà di scegliere il clima in cui vivere o se affiderà il suo futuro al caso. 


http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/ambiente/state-of-the-world/state-of-the-world/state-of-the-world.html

martedì 28 ottobre 2008

Opposizione Ombra

Copio volentieri un articolo di Giulietto Chiesa perché credo siano queste le vere tematiche politiche da affrontare ora. L'agenda NON dovrebbe dettarla il governo Berlusconi, né un'opposizione dignitosa dovrebbe subirla.
A noi interessa questo: sostenibilità, futuro, pace, lavoro, energie alternative, vero progresso.

di Giulietto Chiesa - Megachip

Alcune note utili, forse, per affrontare il problema della transizione a un'altra società, che sia compatibile con la sopravvivenza del genere umano. Né più né meno. E non perché, stanti così le cose, come si dirà tra qualche riga, il nostro destino sia quello di essere eliminati dalla faccia del pianeta per manifesta incompatibilità con la natura di cui siamo parte impazzita, in quanto incapace di convivere con la sua entropia.

1) La prima considerazione-constatazione è che l'umanità ha già raggiunto, da oltre 25 anni, la situazione di "insostenibilità". Il termine usato dal Club di Roma, nel suo update del 2002, è "overshooting". Siamo in overshooting da 25 anni. E' una situazione che non si era mai verificata nella vicenda, lunga 5 miliardi di anni, della ecosfera.

Dal 1980 in avanti, circa, i popoli della Terra hanno utilizzato le risorse del pianeta, ogni anno, più di quanto esse siano in condizioni di rigenerarsi.

Cos'è esattamente l'overshooting? E' “andare oltre un limite”, anche senza volerlo. In primo luogo perché non lo si sa. Ciò avviene – dicono gli scienziati del Club di Roma - in condizione di crescita accelerata, oppure quando appare un limite o una barriera, oppure a causa di un errore di valutazione che impedisce di frenare, ovvero quando si vorrebbe frenare ma non ci sono più freni disponibili.

Overshooting contiene anche un altro aspetto: che, a un certo punto, si verifica un “picco”, doppiato il quale non si può più tornare indietro. Dove si trovi questo picco, questo Capo di Buona Speranza, è molto difficile da calcolare, perché siamo dentro problemi di altissima complessità

Siamo esattamente in una situazione in cui tutti e quattro questi aspetti sono in funzione. Inoltre si calcola che ci vorranno oltre dieci anni prima che le conseguenze dell' overshooting diventino chiaramente visibili. E ci vorranno 20 anni prima che l'overshooting diventi un'idea comunemente accettata. Bisognerà agire in questi limiti di tempo.

Ma è già evidente oggi che l'attuale architettura istituzionale della politica e dell'economia mondiale non è in grado di risolvere il problema del freno.

Quanti conoscono questa situazione? Un numero insignificante di specialisti. Pochi governanti di questo pianeta. Ecco perché questa situazione deve trovare posto in una rivista che si occupa di comunicazione e di informazione: perché questa situazione non viene comunicata e, quando lo è, è comunicata male e in forme ingannevoli.

Per esempio perfino l'opinione dei gruppi più avanzati, intellettualmente e culturalmente (per esempio Al Gore e i suoi consiglieri) è che noi "corriamo il rischio" della insostenibilità. Cioè nemmeno i più avveduti sanno che ciò è già accaduto. Di conseguenza si prendono decisioni gravemente errate.

2) Cosa occorrerebbe fare, da subito?

a) Sviluppare a ritmi forzati la ricerca scientifica e tecnologica in direzione del risparmio energetico, della riduzione dell'aumento demografico del mondo povero, dell'aumento del consumo alimentare dei poveri e della crescita delle loro condizioni di vita (perché questo riduce la natalità), dell'aumento della produzione di energie alternative, della riduzione dell'inquinamento ambientale e degli scarti: in poche parole andare verso la riduzione dell'impronta umana sull'ecosistema, sulla biosfera.

b) Pianificare gl'interventi sull'unica scala che conta, cioè su scala planetaria. Cioè dotarsi di un'architettura decisionale mondiale (si spera democratica) in grado di realizzarli. Solo una tale architettura può ampliare l'orizzonte temporale della programmazione degl'interventi e consentire effetti di lunga durata per il governo della crisi.

c) Organizzare il cambiamento di abitudini di miliardi di persone. Ciò richiede un drastico mutamento dei sistemi di informazione e comunicazione, delle istituzioni educative in generale. Mutamento che non può essere spontaneo o casuale, e che va dunque organizzato dai poteri pubblici e democratici. E' evidente che esso influirà sugli assetti proprietari del sistema mediatico, e anche per questa ragione sarà duramente osteggiato.

Vi sono alcuni corollari a queste considerazioni:

Corollario n.1. Tutti questi temi programmatici richiederebbero decenni per essere realizzati. Cioè bisognerà non dimenticare che, anche se cominciassimo oggi stesso a proporre cambiamenti, ci vorrà molto tempo prima che si producano effetti. In altri termini l 'overshooting peggiorerà nel corso del prossimi vent'anni.

Corollario n.2. Non abbiamo altri trent'anni a disposizione. Il sistema economico-sociale in cui viviamo non reggerà, senza grandi cataclismi (sociali, politici, militari) entro questo lasso di tempo.

Corollario n.3. Occorrerà rendere consapevoli grandi masse popolari, in tutti i continenti, ma soprattutto nel mondo occidentale, che i limiti dello sviluppo sono già stati raggiunti. Il fatto che non lo si veda ancora non è che la conferma che il sistema mediatico nasconde la realtà invece di renderla nota e spiegarla.

Corollario n 4. Non stiamo discutendo dell'eventualità che qualcuno, da qualche parte, decida di ridurre la crescita. La crescita, nei termini in cui è avvenuta nel corso dell'ultimo secolo, sarà fermata non da decisioni umane ma dagli eventi che derivano dalla natura dell'ecosfera, cioè dalle leggi della fisica e della chimica.

Corollario n 5. Le resistenze al cambiamento saranno enormi. In primo luogo tra i padroni del nostro tempo, le corporations, e i governi. Agli uni e agli altri sarà richiesto di perdere molto e di sottostare a condizioni e discipline che rifiuteranno di rispettare. Si imporrà una visione del “Bene Comune”, contro la quale verranno scagliate mille risposte corporative, di interessi particolari che non accetteranno di essere messi in forse. Ma non sarà solo il problema di élites egoiste. Anche miliardi di individui non vorranno, non sapranno, rinunciare alle loro abitudini, fino a che gli eventi non ve li costringeranno.

Corollario n. 6. La possibilità che scenari di grande mutamento, improvvisi, non preceduti da adeguata informazione e preparazione, provochino ondate di panico, apre la strada a forti pericoli di instabilità e a formidabili pressioni per soluzioni di guerra.

Un ulteriore aspetto della questione deve essere evidenziato.

Molte risposte fino ad ora formulate a questo tipo di considerazioni affermano che vi sono due meccanismi in azione che potranno risolvere, se non tutte, almeno una parte rilevante delle attuali e future contraddizioni. Si tratterebbe della tecnologia e del mercato. E di una combinazione di entrambi. Entrambi, in effetti, possono esercitare una influenza, ma nessuno dei due, singolarmente e insieme, sarà sufficiente. Per diversi e concomitanti motivi. La tecnologia sostitutiva e integrativa dei processi in corso non è in grado di fare fronte alla rapidità della crisi. Gli aggiustamenti tecnologici necessari per produrre mutamenti nella qualità dello sviluppo (cioè verso la sostenibilità almeno parziale, cioè verso il restringimento dell' overshooting , sicuramente non verso la sua eliminazione) richiedono tempi non inferiori ai 30-50 anni per entrare in funzione. Le tecnologie costano. Le tecnologie richiedono anch'esse ulteriori flussi di energia e di materiali. Cioè, mentre cercheranno di alleviare i problemi, ne creeranno altri. In parole più semplici: crescita della popolazione mondiale, crescita geometrica dello sviluppo dei consumi, crescita della domanda di energia in presenza di costi crescenti di estrazione dell'energia fossile organica e inorganica, saranno tutti fattori che non potranno essere fermati dalla sola crescita tecnologica (neppure nell'ipotesi ottimale che, per essa, si trovino le immense risorse necessarie) .

Per quanto concerne il mercato, esso ha proceduto fino ad ora in direzione della totale insostenibilità. E' il mercato ad avere prodotto questa situazione insostenibile. Il mercato implica una crescita esponenziale (proporzionale a ciò che è già stato accumulato) , che è racchiusa nella logica del prodotto Interno Lordo. Ma una crescita esponenziale non può procedere indefinitamente in un qualsiasi spazio finito con risorse finite .

In altri termini, l'economia capitalistica, esattamente come la popolazione, non sempre cresce, ma entrambe sono strutturate per crescere e, quando crescono, lo fanno in modo esponenziale. Questo modo non è sostenibile.

Chiedere al mercato di risolvere questa equazione à una cosa priva di senso. Esiste una grande confusione, e un grande equivoco, su questa questione, nel quale gli economisti cadono sistematicamente perché non riescono a distinguere tra denaro e le cose materiali reali che il denaro rappresenta.

L'economia fisica (le merci, i servizi, e la loro produzione) è una cosa reale.

L'economia del denaro è un'invenzione sociale che non è soggetta alle leggi fisiche della natura.

Dunque, riassumendo, il problema non è se la crescita dell'impronta umana sull'ambiente (effetto della crescita esponenziale) si fermerà: la sola questione è quando e in che modo.

Il Club di Roma trae questa conclusione, che io ritengo assolutamente fondata: “Se noi saremo capaci di anticipare queste tendenze, allora potremo esercitare un certo controllo su di esse, scegliendo tra le varianti disponibili. Se noi le ignoreremo, allora i sistemi naturali sceglieranno l via d'uscita senza riguardo al benessere dell'Uomo”

Un'ultima notazione. Secondo una studio recentissimo dell'Unione Europea, soltanto per fare fronte al riscaldamento climatico in atto, le risorse mondiali necessarie, ogni anno che verrà, oscilleranno tra le due cifre di 230 e 614 miliardi di euro.

La quota europea di questa spesa - che, si noti, concerne soltanto le spese per fare fronte alle esigenze di adattamento e di riorganizzazione sociale e industriale - sarà pari, mediamente, ogni anno, a 70 miliardi di euro. Tutto ciò in condizioni normali. Si immagini soltanto cosa potrebbe significare, in una prospettiva di medio termine, lo spostamento di 200 milioni di persone, previsto dalle organizzazioni delle Nazioni Unite, in caso di mutamenti climatici catastrofici.

E si tenga presente un dato emerso negli ultimi mesi. Dato che ci informa che, se non fossimo folli, potremmo risolvere molti dei problemi qui esposti: la sola guerra irachena è costata (secondo diverse e autorevoli valutazioni) dai tre ai cinque trilioni di dollari.

http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&art

martedì 23 settembre 2008

pianeta in riserva

23 settembre: oggi è l'Earth Overshoot Day, è il giorno dell'anno in cui si esautiscono le risorse rinnovabili e gli esseri umani viventi continuano a sopravvivere chiedendo in prestito al futuro, ai nostri figli insomma.
Nel 1995 cadeva il 21 novembre. 
In definitiva quest'anno per sopravvivere servirà quasi un pianeta e mezzo. E se tutti gli esseri umani avessero il livello di vita degli Stati Uniti, di pianeti ne occorrerebbero cinque.


mercoledì 30 aprile 2008

Yes, we make

Piccolissima opposizione politica personale:

1) I referendum proposti da Grillo, che ho firmato in piazza nella mia città.


Per togliere l'incredibile obolo di stato elargito a tutti i giornali, politici e non, e per abolire una legge che il centrosinistra non ha voluto o potuto abolire.

2) La visione del reietto Luttazzi (solo sul tema SESSO, politica nulla, ma si rifarà, si rifarà).


3) Con il tentativo di "impatto zero" o quasi, della mia famiglia sul territorio: raccolta dell'umido, da poco iniziata, piatti, bicchieri e sacchetti in amido di mais, il tutto in aggiunta a degli acquisti consapevoli (niente poliaccopiati se non si riciclano) che vanno ad unirsi alla raccolta differenziata che già da molti anni pratichiamo.
Con l'attivazione di tutto ciò che è possibile attivare col solare (presto pannelli sul mio balcone), persino torcie e caricatelefonini a ricarica solare che vanno a sostituire le pile ricaricabili.

Ricomincio da tre.

martedì 1 aprile 2008

Siviglia - Napoli, ecologia vs ecoballe


A Siviglia megaimpianto fotovoltaico, a destra la "politica del fare" italiana.

600 ricercatori contro il nucleare, appello ai politici


"Scelta inopportuna per molti motivi, bisogna puntare con decisione sul solare"

http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/ambiente/nucleare1/appello-candidati/appello-candidati.html

La versione integrale del testo e l'elenco completo dei ricercatori che hanno firmato il documento possono essere consultati su http://www.energiaperilfuturo.it/, il sito online della campagna, dove anche i cittadini possono sottoscrivere l'appello.
Al momento tra i firmatari non risulta il nome del premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, ma proprio pochi giorni fa in un'intervista a Repubblica il celebre scienziato affermava posizioni praticamente identiche.


lunedì 25 febbraio 2008

Era meglio morire prodiani? (aridatece il mortadella)

Veltroni elenca i 12 punti: dalle riforme istituzionali alle tasse. Dimenticando la sanità.







Al primo punto, "lo Stato: spendere meglio e meno" allo scopo di arrivare a ridurre il deficit e il debito pubblico sotto il 90% del Pil (e i rimborsi elettorali che si pigliano PER INTERO anche se cade il governo dopo venti mesi? E il finanziamento ai giornali finti di partito e non?).
Il secondo punto reca il titolo "Per un fisco amico dello sviluppo" e prevede per il 2008 una detrazione più alta per il lavoro dipendente, un abbassamento delle aliquote Irpef dal 2009 di un punto l'anno per tre anni, una dote fiscale di 2500 euro per i figli, detrazione per l'affitto pagato e aliquota fissa su quello percepito. Per le imprese si favorisce la capitalizzazione tramite sconti di imposta. Il tutto nel quadro del federalismo fiscale.
Al terzo punto, "Cittadini e imprese più sicuri", con l'approvazione del Pacchetto sicurezza, la certezza della pena, più agenti nelle strade.
"Diritto alla giustizia giusta" è il quarto punto del programma, che prevede fra l'altro: accorpamento dei Tribunali, processo telematico, specializzazione dei magistrati.
Un capitolo del quarto punto è dedicato a "Garanzie e diritti": le intercettazioni servono all'autorita' giudiziaria ma "ci sia chi risponda delle violazioni del diritto alla riservatezza".
In questa parte del programma si assume l'impegno a prevenire l'accanimento terapeutico anche attraverso il testamento biologico, e si sancisce che "il Pd promuove il riconoscimento dei diritti delle persone stabilmente conviventi".
Il quinto punto del programma del Partito democratico si intitola "L'ambientalismo del fare" e indica come prioritari il superamento della dipendenza dal petrolio attraverso il ricorso alle fonti rinnovabili, valutazione di impatto ambientale da concludersi in tre mesi, impianti di rigassificazione, e sistema di trasporti sempre piu' basato su ferrovie. Nel documento si decreta il "basta con l'ambientalismo del 'no'", e il "si' ad infrastrutture moderne e sostenibili", chiamando le cose "con il loro nome: rigassificatori, termovalorizzatori, (anche se il proprio nome è INCENERITORI !) Tav Lione-Torino-Trieste".
Al sesto punto, "Stato sociale: più eguaglianza e più sostegno alla famiglia" si prevede una sola Agenzia nazionale per la sicurezza sul lavoro, misure per incentivare la possibilita' di ricorrere agli asili nido, scuole elementari aperte anche il pomeriggio, compenso minimo legale di 1000-1100 euro netti mensili per i precari.
Contro la legge Bossi-Fini, il ricorso agli sponsor garantiti e certificati e poi il voto agli immigrati nelle elezioni amministrative.
Nella sanità, stop alle "nomine clientelari e partitiche". E ancora, attuazione della legge 194 in tutte le sue parti.
Il settimo punto è dedicato alla scuola, all'Università e alla ricerca, con l'obiettivo di portare al diploma il 95% degli studenti, più ore di matematica e, fra l'altro, "cento nuovi campus della scuola dell'obbligo pronti entro il 2010. Per i ricercatotori, si punta a "garantire a 1.000 giovani ricercatori ad alto potenziale di lavorare liberi attorno alle proprie idee".
All'ottavo punto, "Imprese più forti per competere meglio", con incentivi alle piccole e medie imprese, la contendibilita', le liberalizzazioni e norme sul conflitto di interessi.
Contro la burocrazia, si pensa di restituire sotto forma di credito di imposta il 50% del costo che ha per i cittadini l'introduzione di nuove procedure.
"Concorrenza produce crescita": il nono punto del programma del Pd promette "ogni anno una legge sulla concorrenza", a cominciare da telefonia, trasporti, distribuzione dei carburanti".
Il "Sud e Mediterraneo" è al centro del decimo punto, con riguardo particolare al sistema dei trasporti.
Le riforme per una "Democrazia governante" costituiscono l'undicesimo punto del programma: "Le riforme si fanno insieme" si legge nel documento, che propone una Camera con 470 deputati eletti in collegi uninominali scelti con le primarie e con il vincolo di genere, e un Senato delle autonomie con 100 componenti.
Governo di 12 ministri con 60 membri complessivi, con premier che ottiene la fiducia dalla sola Camera e che può proporre la revoca dei ministri. Pur non essendo una riforma istituzionale in senso stretto, si propone di introdurre il metodo del calcolo contributivo per i vitalizi dei parlamentari come per tutti i lavoratori.
Inoltre, voto ai sedicenni alle amministrative.
Al dodicesimo punto, "Oltre il duopolio, la Tv dell'era digitale" con l'assegnazione delle frequenze secondo le direttive Ue e il rispetto delle sentenze della Consulta.
Per la Rai, Fondazione e un amministratore unico. Inoltre, un fondo per la qualità dei programmi finanziato con il 2% dell'intero fatturato pubblicitario (vive la france).

venerdì 16 novembre 2007

Come volévasi

Continua il pressing sul nucleare: era quasi scontato che il fronte neo-lobbista avrebbe approfittato della quattro giorni del WORLD ENERGY CONGRESS per una repetita.

Ecco allora il ministro degli Esteri Massimo D'Alema: "Il nucleare è un tema delicato ma questo governo intende riportare l'Italia nel campo della ricerca per recuperare il gap accumulato in questi anni"...che a cercare di tradurre, secondo il rito andreottiano, potrebbe dire qui non se po' ma all'estero le centrali le compreremo o le costruiremo e tra vent'anni se vede... come da puntuale annuncio di Greenpeace, che denuncia il tentativo di esportare il rischio in Slovacchia e Bulgaria.

La perla del giorno comunque è dell'amministratore delegato dell'ENEL, Fulvio Conti, secondo il virgolettato di Repubblica: "Kioto è inefficace, superarlo per vincere la sfida del clima"

e come? Sottinteso, col nucleare? Chapeau.

giovedì 8 novembre 2007

Are Are Nucleare

Il Mantra.
Ossessionante nel suo ripetersi; inarrestabile nel diffondersi; infingardo nel messaggio.

Sono già diversi mesi che una Trimurti (politica: Casini & Bersani; imprenditoriale: Montezemolo; manageriale: Veronesi & Scaroni) con lo scoperto appoggio del gruppo editoriale Espresso (la MIA Repubblica sob!), si slancia in continui appelli al "ripensare il nucleare", al rimediare all'errore del referendum del 1987 e via così.

Aldilà delle considerazioni di merito (scorie, costi e tempi di realizzazione, scorte di materiale fissile, rischi terrorismo), quello che infuria è l'ammantare di questa operazione lobbistica di una patina "ambientalista".
Questa sera Paolo Scaroni (lo Scaroni tanto ammirato da Beppe Grillo), invitato al Tg1 ha detto testuale "il nucleare è a zero emissioni di C02", quindi non incide sull'effetto serra, quindi risorsa ambientale.

Come dire che ammazzare uno di veleno non è violento perché non c'è sangue.

Prima di lui ci sono state pagine e pagine su La Repubblica (come è successo due giorni fa, nelle pagine R2, quelle di approfondimento e cultura) e sull'Espresso con le interviste a Veronesi, lo stimato oncologo che, come ci scherza su Grillo (ma non tanto), teme "la cancerosità della polenta taragna, più dello smog da traffico).

La lobby lobbeggi, non la si teme e può solo essere utile parlare, approfondire e discutere: ma lasciate stare l'ambientalismo, per amor di semantica.

L'Italia ha sole, Vento, Idrogeno da sfruttare, ampiamente.
E se proprio si devono investire soldi pubblici che lo si faccia con la FUSIONE nucleare e non la fissione nucleare: lì siamo all'avanguardia, lì avevavo/abbiamo Rubbia...e lì non ci sono né rischi, né scorie, né approviggionamenti di materiale fissile da fare: una vera risorsa per i prossimi decenni.


P. S. = era solo il 2006...