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sabato 14 marzo 2009

Now, I can


Prodi stamani ha rinnovato la tessera del PD  (qui)

Finché c'era "il principale esponente dello schieramento a noi affine" non l'aveva presa...

martedì 17 febbraio 2009

Veltroni, un precario di oggi

ULTIM'ORA - Il segretario del PD si è dimesso: la dirigenza del partito rende l'onore delle armi; telefonata di solidarietà di Mentana; Di Pietro "noi la sola opposizzione! Cambiate il nome in DP"; festeggiamenti a casa Villari; presa di distanza di Parisi "Sorru votai!"

 





domenica 1 febbraio 2009

Il Pantheon e il pronao

Berlinguer c'è nel pantheon PD? E Obama ha preso il posto di Zapatero? 
Cos'è infine questo agglomerato: conservatore o progressista?  Croce e pastorale al posto di falce e martello? Eluana o Lefebvre?

Non invidio gli elettori rimasti, lo zoccolo duro, gli ungulati.

giovedì 22 gennaio 2009

Lista super partes

L'attuale Presidente del Consiglio, Berlusconi,  fa campagna elettorale in Sardegna e annuncia in tv di aver trattenuto Kakà.

Fossi Veltroni farei scaldare a bordo campo Napolitano...echecazz!

domenica 28 dicembre 2008

Tutti a Auckland ?

Berlusconi:"se escono mie intercettazioni lascio il Paese"

Occuparsi del PD non è più solo un atto d'amore verso una vecchia fiamma. E' assistere un parente ormai gravemente ammalato, devi farlo, te ne vergogni un po' ma vorresti che non soffrisse più e sai già che ti mancherà.

La nuova svolta politica, sembra essere più commissari in periferia, distacco dalle posizioni dei giudici, avvicinarsi all'UDC e contrastare l'IDV.

Nuovo profeta del Verbo, Luciano Violante, l'indimenticato equiparatore di Salò e dei partigiani, quando probabilmente correva per la Presidenza della Repubblica (poi è giunto Napolitano...Luciano farà altro).

Di Pietro non lo presenteresti ai tuoi amici intellettuali o a tua mamma, magari puzza un pochino e forse è anche lui un furbone, ma non ci resta altro. Io il Paese non posso abbandonarlo, non ho soldi, non parlo le lingue e soprattutto non ho ville alle Bermuda.
Devo resistere, resistere, resistere e turarmi il naso.

venerdì 19 dicembre 2008

DIALOGO DI UN VENDITORE DI PARTITI E DI UN ELETTORE

Venditore. Democratici, democratici nuovi; partito che si fa popolo. Bisognano, signore, democratici? 
Elettore. Democratico per un partito nuovo? 
Venditore. Si signore. 
Elettore. Credete che sarà migliore quest'altro nuovo? 
Venditore. Oh illustrissimo si, certo. 
Elettore. Come quest'altro passato? 
Venditore. Più più assai. 
Elettore. Come quello di là, di destra? 
Venditore. Più più, illustrissimo. 
Elettore. Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che il democratico nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi? 
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe. 
Elettore. Quanti partiti nuovi sono passati da che voi fondate partiti? 
Venditore. Saranno vent'anni, illustrissimo. 
Elettore. A quale di cotesti partiti vorreste che somigliasse il prossimo venturo? 
Venditore. Io? non saprei. 
Elettore. Non vi ricordate di nessun partito in particolare, che vi paresse onesto e riformista? 
Venditore. No in verità, illustrissimo. 
Elettore. E pure la politica è una cosa bella. Non è vero? 
Venditore. Cotesto si sa. 
Elettore. Non tornereste voi a militare cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che entraste in politica? 
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse. 
Elettore. Ma se aveste a rifare la carriera politica che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati? 
Venditore. Cotesto non vorrei. 
Elettore. Oh che altra carriera politica vorreste rifare? quella ch'ho fatta io, da elettore o quella di un sindacalista, o di chi altro? O non credete che io, e che il sindacalista, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa carriera politica che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro? 
Venditore. Lo credo cotesto. 
Elettore. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo? 
Venditore. Signor no davvero, non tornerei. 
Elettore. Oh che carriera politica vorreste voi dunque? 
Venditore. Ne vorrei una come Dio me la mandasse, senz'altri patti. 
Elettore. Una carriera a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa del partito nuovo? 
Venditore. Appunto. 
Elettore. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che la politica, fino a tutto questo partito, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la carriera politica di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rifondare. Quella carriera ch'è una cosa bella, non è il partito che si conosce, ma quello che non si conosce; non il partito passato, ma il futuro. Col partito nuovo, la politica incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero? 
Venditore. Speriamo. 
Elettore. Dunque mostratemi il partito più bello che avete. 
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale tre elezioni. 
Elettore. Ecco tre voti. 
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Democratici, democratici nuovi; partito che si fa popolo.

giovedì 13 novembre 2008

No country for old blogger

Dal blog di Beppe grillo:

Franco "Ricardo" Levi, ha depositato alla Commissione Cultura della Camera la famigerata Levi/Prodi. Detta anche legge "ammazzablogger". Legge che va ribattezzata in Levi/Veltroni grazie alle nuove clausole.
In sostanza:
- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all'Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di "stampa clandestina": due anni di carcere e sanzioni economiche.
Un blogger può scegliere se iscriversi al ROC, e correre il rischio di una delle innumerevoli denunce penali e civili sui reati a mezzo stampa che risalgono al Codice Rocco del fascismo o, in alternativa, entrare in clandestinità prima di entrare in galera. Insomma, può impiccarsi o spararsi un colpo in testa.
La Commissione che deve esaminare la proposta di legge inizierà a breve i lavori sulla "ammazzablogger". 

martedì 28 ottobre 2008

Opposizione Ombra

Copio volentieri un articolo di Giulietto Chiesa perché credo siano queste le vere tematiche politiche da affrontare ora. L'agenda NON dovrebbe dettarla il governo Berlusconi, né un'opposizione dignitosa dovrebbe subirla.
A noi interessa questo: sostenibilità, futuro, pace, lavoro, energie alternative, vero progresso.

di Giulietto Chiesa - Megachip

Alcune note utili, forse, per affrontare il problema della transizione a un'altra società, che sia compatibile con la sopravvivenza del genere umano. Né più né meno. E non perché, stanti così le cose, come si dirà tra qualche riga, il nostro destino sia quello di essere eliminati dalla faccia del pianeta per manifesta incompatibilità con la natura di cui siamo parte impazzita, in quanto incapace di convivere con la sua entropia.

1) La prima considerazione-constatazione è che l'umanità ha già raggiunto, da oltre 25 anni, la situazione di "insostenibilità". Il termine usato dal Club di Roma, nel suo update del 2002, è "overshooting". Siamo in overshooting da 25 anni. E' una situazione che non si era mai verificata nella vicenda, lunga 5 miliardi di anni, della ecosfera.

Dal 1980 in avanti, circa, i popoli della Terra hanno utilizzato le risorse del pianeta, ogni anno, più di quanto esse siano in condizioni di rigenerarsi.

Cos'è esattamente l'overshooting? E' “andare oltre un limite”, anche senza volerlo. In primo luogo perché non lo si sa. Ciò avviene – dicono gli scienziati del Club di Roma - in condizione di crescita accelerata, oppure quando appare un limite o una barriera, oppure a causa di un errore di valutazione che impedisce di frenare, ovvero quando si vorrebbe frenare ma non ci sono più freni disponibili.

Overshooting contiene anche un altro aspetto: che, a un certo punto, si verifica un “picco”, doppiato il quale non si può più tornare indietro. Dove si trovi questo picco, questo Capo di Buona Speranza, è molto difficile da calcolare, perché siamo dentro problemi di altissima complessità

Siamo esattamente in una situazione in cui tutti e quattro questi aspetti sono in funzione. Inoltre si calcola che ci vorranno oltre dieci anni prima che le conseguenze dell' overshooting diventino chiaramente visibili. E ci vorranno 20 anni prima che l'overshooting diventi un'idea comunemente accettata. Bisognerà agire in questi limiti di tempo.

Ma è già evidente oggi che l'attuale architettura istituzionale della politica e dell'economia mondiale non è in grado di risolvere il problema del freno.

Quanti conoscono questa situazione? Un numero insignificante di specialisti. Pochi governanti di questo pianeta. Ecco perché questa situazione deve trovare posto in una rivista che si occupa di comunicazione e di informazione: perché questa situazione non viene comunicata e, quando lo è, è comunicata male e in forme ingannevoli.

Per esempio perfino l'opinione dei gruppi più avanzati, intellettualmente e culturalmente (per esempio Al Gore e i suoi consiglieri) è che noi "corriamo il rischio" della insostenibilità. Cioè nemmeno i più avveduti sanno che ciò è già accaduto. Di conseguenza si prendono decisioni gravemente errate.

2) Cosa occorrerebbe fare, da subito?

a) Sviluppare a ritmi forzati la ricerca scientifica e tecnologica in direzione del risparmio energetico, della riduzione dell'aumento demografico del mondo povero, dell'aumento del consumo alimentare dei poveri e della crescita delle loro condizioni di vita (perché questo riduce la natalità), dell'aumento della produzione di energie alternative, della riduzione dell'inquinamento ambientale e degli scarti: in poche parole andare verso la riduzione dell'impronta umana sull'ecosistema, sulla biosfera.

b) Pianificare gl'interventi sull'unica scala che conta, cioè su scala planetaria. Cioè dotarsi di un'architettura decisionale mondiale (si spera democratica) in grado di realizzarli. Solo una tale architettura può ampliare l'orizzonte temporale della programmazione degl'interventi e consentire effetti di lunga durata per il governo della crisi.

c) Organizzare il cambiamento di abitudini di miliardi di persone. Ciò richiede un drastico mutamento dei sistemi di informazione e comunicazione, delle istituzioni educative in generale. Mutamento che non può essere spontaneo o casuale, e che va dunque organizzato dai poteri pubblici e democratici. E' evidente che esso influirà sugli assetti proprietari del sistema mediatico, e anche per questa ragione sarà duramente osteggiato.

Vi sono alcuni corollari a queste considerazioni:

Corollario n.1. Tutti questi temi programmatici richiederebbero decenni per essere realizzati. Cioè bisognerà non dimenticare che, anche se cominciassimo oggi stesso a proporre cambiamenti, ci vorrà molto tempo prima che si producano effetti. In altri termini l 'overshooting peggiorerà nel corso del prossimi vent'anni.

Corollario n.2. Non abbiamo altri trent'anni a disposizione. Il sistema economico-sociale in cui viviamo non reggerà, senza grandi cataclismi (sociali, politici, militari) entro questo lasso di tempo.

Corollario n.3. Occorrerà rendere consapevoli grandi masse popolari, in tutti i continenti, ma soprattutto nel mondo occidentale, che i limiti dello sviluppo sono già stati raggiunti. Il fatto che non lo si veda ancora non è che la conferma che il sistema mediatico nasconde la realtà invece di renderla nota e spiegarla.

Corollario n 4. Non stiamo discutendo dell'eventualità che qualcuno, da qualche parte, decida di ridurre la crescita. La crescita, nei termini in cui è avvenuta nel corso dell'ultimo secolo, sarà fermata non da decisioni umane ma dagli eventi che derivano dalla natura dell'ecosfera, cioè dalle leggi della fisica e della chimica.

Corollario n 5. Le resistenze al cambiamento saranno enormi. In primo luogo tra i padroni del nostro tempo, le corporations, e i governi. Agli uni e agli altri sarà richiesto di perdere molto e di sottostare a condizioni e discipline che rifiuteranno di rispettare. Si imporrà una visione del “Bene Comune”, contro la quale verranno scagliate mille risposte corporative, di interessi particolari che non accetteranno di essere messi in forse. Ma non sarà solo il problema di élites egoiste. Anche miliardi di individui non vorranno, non sapranno, rinunciare alle loro abitudini, fino a che gli eventi non ve li costringeranno.

Corollario n. 6. La possibilità che scenari di grande mutamento, improvvisi, non preceduti da adeguata informazione e preparazione, provochino ondate di panico, apre la strada a forti pericoli di instabilità e a formidabili pressioni per soluzioni di guerra.

Un ulteriore aspetto della questione deve essere evidenziato.

Molte risposte fino ad ora formulate a questo tipo di considerazioni affermano che vi sono due meccanismi in azione che potranno risolvere, se non tutte, almeno una parte rilevante delle attuali e future contraddizioni. Si tratterebbe della tecnologia e del mercato. E di una combinazione di entrambi. Entrambi, in effetti, possono esercitare una influenza, ma nessuno dei due, singolarmente e insieme, sarà sufficiente. Per diversi e concomitanti motivi. La tecnologia sostitutiva e integrativa dei processi in corso non è in grado di fare fronte alla rapidità della crisi. Gli aggiustamenti tecnologici necessari per produrre mutamenti nella qualità dello sviluppo (cioè verso la sostenibilità almeno parziale, cioè verso il restringimento dell' overshooting , sicuramente non verso la sua eliminazione) richiedono tempi non inferiori ai 30-50 anni per entrare in funzione. Le tecnologie costano. Le tecnologie richiedono anch'esse ulteriori flussi di energia e di materiali. Cioè, mentre cercheranno di alleviare i problemi, ne creeranno altri. In parole più semplici: crescita della popolazione mondiale, crescita geometrica dello sviluppo dei consumi, crescita della domanda di energia in presenza di costi crescenti di estrazione dell'energia fossile organica e inorganica, saranno tutti fattori che non potranno essere fermati dalla sola crescita tecnologica (neppure nell'ipotesi ottimale che, per essa, si trovino le immense risorse necessarie) .

Per quanto concerne il mercato, esso ha proceduto fino ad ora in direzione della totale insostenibilità. E' il mercato ad avere prodotto questa situazione insostenibile. Il mercato implica una crescita esponenziale (proporzionale a ciò che è già stato accumulato) , che è racchiusa nella logica del prodotto Interno Lordo. Ma una crescita esponenziale non può procedere indefinitamente in un qualsiasi spazio finito con risorse finite .

In altri termini, l'economia capitalistica, esattamente come la popolazione, non sempre cresce, ma entrambe sono strutturate per crescere e, quando crescono, lo fanno in modo esponenziale. Questo modo non è sostenibile.

Chiedere al mercato di risolvere questa equazione à una cosa priva di senso. Esiste una grande confusione, e un grande equivoco, su questa questione, nel quale gli economisti cadono sistematicamente perché non riescono a distinguere tra denaro e le cose materiali reali che il denaro rappresenta.

L'economia fisica (le merci, i servizi, e la loro produzione) è una cosa reale.

L'economia del denaro è un'invenzione sociale che non è soggetta alle leggi fisiche della natura.

Dunque, riassumendo, il problema non è se la crescita dell'impronta umana sull'ambiente (effetto della crescita esponenziale) si fermerà: la sola questione è quando e in che modo.

Il Club di Roma trae questa conclusione, che io ritengo assolutamente fondata: “Se noi saremo capaci di anticipare queste tendenze, allora potremo esercitare un certo controllo su di esse, scegliendo tra le varianti disponibili. Se noi le ignoreremo, allora i sistemi naturali sceglieranno l via d'uscita senza riguardo al benessere dell'Uomo”

Un'ultima notazione. Secondo una studio recentissimo dell'Unione Europea, soltanto per fare fronte al riscaldamento climatico in atto, le risorse mondiali necessarie, ogni anno che verrà, oscilleranno tra le due cifre di 230 e 614 miliardi di euro.

La quota europea di questa spesa - che, si noti, concerne soltanto le spese per fare fronte alle esigenze di adattamento e di riorganizzazione sociale e industriale - sarà pari, mediamente, ogni anno, a 70 miliardi di euro. Tutto ciò in condizioni normali. Si immagini soltanto cosa potrebbe significare, in una prospettiva di medio termine, lo spostamento di 200 milioni di persone, previsto dalle organizzazioni delle Nazioni Unite, in caso di mutamenti climatici catastrofici.

E si tenga presente un dato emerso negli ultimi mesi. Dato che ci informa che, se non fossimo folli, potremmo risolvere molti dei problemi qui esposti: la sola guerra irachena è costata (secondo diverse e autorevoli valutazioni) dai tre ai cinque trilioni di dollari.

http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&art

sabato 25 ottobre 2008

Dov'è la vittoria ?

Terminata la manifestazione nazionale del PD a Roma.
Il refrain del discorso di Veltroni è stato: "L'Italia è migliore della destra che la rappresenta" ...sarà, ma la vota.

Mentre la televisione inquadra alle spalle del leader i vari D'Alema, Fassino, Marini, Bindi, Finocchiaro, fanno pensare le centinaia di migliaia di persone che intonano Mameli: "Dov'è la vittoria?"